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"SARA' PER TE" (Francesco Nuti, 1988)

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Ingiustamente trascurata al Festival di Sanremo del 1988, con tutta probabilità sarebbe stato difficile per questa canzone recuperare un rapporto forte con la memoria popolare se Mina non avesse deciso di inserirla all'interno del suo album "Uialalla" del 1989. Una nuova interpretazione che di certo ha dato un valore aggiunto al brano, contribuendo in larga misura al suo rilancio: il che, tuttavia, nulla ha potuto togliere alla versione originaria, alla quale resta una propria inconfondibile e irripetibile tenerezza. Quella che, a tutti gli effetti e al di là della reale appartenenza autoriale, rende "Sarà per te" una delle più amate canzoni di Francesco Nuti.

Un comico a Sanremo - L'apertura del regolamento ad artisti o personaggi che non fossero cantanti di professione fu ovviamente un requisito indispensabile per la partecipazione di Francesco Nuti al Festival di Sanremo: solo qualche anno più tardi, nel 1995, Pippo Baudo avrebbe imposto il limite che avrebbe messo fine a questo genere di performance "d'occasione". In ogni caso, sebbene il palco dell'Ariston rappresentasse una circostanza evidentemente eccezionale, non lo era altrettanto il confronto del regista e attore toscano con la materia musicale: la sua piccola discografia contava allora già diverse canzoni che erano comparse all'interno dei film "Madonna che silenzio c'è stasera" (Ponzi, 1982), "Son contento" (Ponzi, 1983) o "Tutta colpa del paradiso", il primo film con la sua regia. Nella maggior parte dei casi si trattava comunque di canzoni di contenuto sostanzialmente goliardico, che poco lasciavano prevedere dell'ambientazione da "cantautore" che invece avrebbe avuto "Sarà per te", brano romantico e intimista. Il Festival del 1988 si svolse da mercoledì 24 a sabato 28 febbraio: sul palco a presentare c'erano Gabriella Carlucci e Miguel Bosé. I concorrenti in gara nella categoria dei Big erano 26 e la classifica finale era abbinata, come consuetudine della metà degli anni Ottanta, al concorso Totip. I Big si esibirono il mercoledì, il giovedì e naturalmente il sabato per la finale. L'interpretazione di Nuti, come è facile comprendere a posteriori, fu accolta con sorpresa. "La canzone più seria" la definì Gino Castaldo su "La Repubblica" confezionando un proprio "decalogo" di valutazioni: "Sembrata drammaticamente seria - scrisse* - ovviamente perché tutto ci si aspettava da Nuti meno che una canzone del genere. Non è neanche un po' scanzonata, autoironica. Niente. Seria e basta". Sempre per "Repubblica" Natalia Aspesi suggerì un certo snobismo nella presentazione, che aveva visto Nuti sedersi sul palco e interpretare il suo brano con timida compostezza. "No, per niente - replicò lui - Sanremo è la mia trasgressione, il gesto che non si deve fare, il tabù del cattivo gusto da infrangere. In più cantare mi piace e la mia canzone è bella. (...) Se avessi portato una canzone più simile al mio modo di raccontare mi sarei sentito presuntuoso, anche ridicolo"**.

"e adesso nel silenzio io...": In realtà, il contrasto di stili e di aspettative era molto più precario di quanto commentatori e diretti interessati, probabilmente, potessero percepire. Certo, era possibile che a qualcuno Francesco Nuti sul palco avesse dato l'impressione di essere un po' ingessato, forse non del tutto a proprio agio in una dimensione in cui comunque si muoveva da outsider: questo però non escludeva a priori che il romanticismo e la leggerezza di "Sarà per te" si iscrivessero in qualche modo in quel lato tenero e poetico che l'artista aveva già avuto modo abbondamente di esprimere in diversi suoi momenti da attore. La sua generazione, del resto, era la stessa dei Verdone, dei Troisi: di questi comici, cioé, ai quali - per le loro qualità e i loro talenti - non era richiesto esclusivamente di far ridere, ma anche di farsi spazio attraverso pieghe di commozione, di velata malinconia. Il che poteva facilmente spiegare il motivo per il quale Nuti aveva avuto sicuramente ragione nel proporre a Sanremo un pezzo che segnasse la distanza rispetto a quanto soltanto i meno attenti (seppur autorevoli) avrebbero potuto aspettarsi. "Sarà per te", di conseguenza, poteva vantare una propria continuità emotiva rispetto a quello che Nuti era stato fino al quel momento: a scriverla, del resto, era stato suo cugino Riccardo Mariotti - di professione architetto - al quale, probabilmente, tolto il riferimento autobiografico a una propria storia d'amore personale, era spettato il beneficio di una chiave di lettura della personalità di Nuti che la canzone avrebbe potuto esprimere con coerenza. Del resto, al di là dell'intimismo, non era neanche completamente vero che "Sarà per te" fosse la canzone del tutto priva di squarci ariosi che i critici avevano voluto evidenziare: al contrario, già nell'apertura al futuro segnalata dal titolo era possibile intuire una forte centralità della speranza, che il testo intero non avrebbe fatto altro che confermare. Questo sarebbe stato possibile anche grazie alla particolarità della sua struttura, che ripete il titolo in tutte le strofe, sacrificando così un certo senso dell'attesa a vantaggio di una maggiore intensità. L'autore non vuole infatti delinearci una situazione di partenza, magari disastrosa, rispetto alla quale opporre nel ritornello la salvezza espressa da questo "sarà per te". "Sarà per te", infatti, compare già dal primo verso della prima strofa e allo stesso modo il concetto si ripete in tutte le strofe facendosi - pur delicatamente - assoluto ("e se il tempo passa sarà per te / e se mi sento forte sarà per te", etc.). Certo: non mancano smussamenti, passi indietro, perplessità: così come non manca l'abilità dell'autore di concludere la seconda strofa con una sorta di messa in discussione ("e non mi accorgo che rimango troppo solo in mezzo al mondo") subito però riequilibrata da quanto espresso nel brigde ("ma quando son sereno io non posso fare a meno di pensare mamma mia, che fortuna che ci sia"), a cui fa seguito l'enfasi del ritornello: "Sarà sarà sarà sarà per te / tutto quello che è stato sarà per te"). Che tuttavia non manca di autoironiche sorprese, dove l'invito a "venir fuori" ("che io mica ti conosco") è subito bilanciato dalla necessità di porre un'attesa ("oppure lascia stare che mi sembra ancora presto"). In realtà, non si tratta che di uno scherzo fugace: immediatamente dopo, la chiosa è infatti affidata all'ennesimo "sarà per te".

La fortuna - Arrangiato dal chitarrista Riccardo Galardini, il brano ha un accompagnamento in crescendo, che dal morbido arpeggio introduttivo delle strofe integra progressivamente elementi d'orchestra fino all'esplosione del refrain. Questo arrangiamento fu sostanzialmente modificato nella versione per Mina, realizzata dal tastierista Mario Robbiani, che privilegiò il proprio stile attraverso un uso abbondante di Fender Rhodes: la struttura sonora del brano rimase simile a quella originaria, a discapito però di un'atmosfera meno intima e confidenziale. In ogni caso, a Sanremo, secondo il regolamento dell'epoca, Nuti si esibì cantando dal vivo sulla base preincisa. Nella classifica definitiva, nonostante previsioni che lo davano tra i preferiti, si classificò solo dodicesimo con 556.824 voti (il vincitore Massimo Ranieri ne ebbe oltre 7 milioni). Contestualmente a Sanremo, l'attore-regista pubblicò il 45 giri "Sarà per te"/Santo Domingo", edito dalla Dusca, una costola della CGD. Per la copertina Nuti scelse un'immagine di famiglia che lo ritraeva all'età di quattro anni assieme ai genitori e al fratello Giovanni alla Sala del Popolo di Narnali, la frazione di Prato di cui è originario. Il disco, prodotto da Tino Silvestri, attuale direttore artistico della Warner, non entrò nella classifica dei dieci 45 giri più venduti e non collezionò alcun risultato discografico considerevole, mentre "Uialalla" di Mina, circa un anno e mezzo dopo, arrivò fino al quarto posto degli album. "Sarà per te" fu comunque inserita all'interno di varie compilation, "Le canzoni dei film di Francesco Nuti", uscito per la Cinevox nel 1989, "Il Fantastico Montesano" (1988) e, più di recente, il compact disc "Starnuti" (Sony BMG), col quale Francesco Nuti tentò nel maggio 2006 di rilanciarsi nel mondo dello spettacolo alcuni mesi prima del gravissimo incidente domestico del settembre successivo. L'attore ha inoltre più volte interpretato la canzone in occasioni pubbliche e televisive, che hanno contribuito (assieme, inevitabilmente, alla versione di Mina) a mantenere viva l'attenzione su un brano che a oggi viene riconosciuto non solamente come il più importante e significativo della produzione musicale di Nuti, ma anche come un piccolo cult della canzone italiana d'autore. Non per niente, ne esiste anche un'intensa versione che il raffinato cantautore Enrico Nascimbeni ha realizzato nel 2005 per il proprio album "Amori disordinati". Sul sito Internet YouTube sono inoltre circa una quindicina i video realizzati dagli utenti con immagini di vario genere sovrapposte all'interpretazione originale del brano o alle sue cover: questi clip possono vantare un totale di circa 150mila visualizzazioni.

(Melisanda Massei Autunnali)

 

*Gino Castaldo, "Brutte, allegre... copiate", "La Repubblica", 27 febbraio 1988.

**Francesco Nuti in Natalia Aspesi, "E per proiettili le mimose", "La Repubblica", 27 febbraio 1988.

 

 

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