"LA FOTOGRAFIA" (Enzo Jannacci, "Guarda la fotografia...", DDD, 1991)
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Enzo Jannacci al Festival di Sanremo per parlare di mafia attraverso una storia intensa, vivida, ricca di pathos emotivo e di volontà comunicativa: accadde nel 1991, alla seconda partecipazione alla kermesse da parte del cantautore meneghino. Sul palco, attraverso la sua voce, quello che lui stesso definì "un piccolo film in quattro minuti": la chiave, cioé, che Jannacci, autore antiretorico tra i più sensibili alle realtà "nascoste" della società, aveva deciso di percorrere per aprire al paese lo sguardo su uno degli aspetti più tragici del micro (o macro)cosmo della mafia. Quella stessa mafia che appena un anno più tardi avrebbe portato all'Italia alcuni tra gli eventi più tragici dell'intera storia repubblicana, l'assassinio di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, e che nel 1996 si sarebbe resa protagonista della morte del quindicenne Giuseppe Di Matteo, rapito due anni e mezzo prima.
Jannacci & Sanremo - A Sanremo Enzo Jannacci mancava da solamente due anni, da quando cioé, nel 1989, alla sua prima partecipazione in assoluto, si era classificato diciassettesimo con "Se me lo dicevi prima", brano dedicato al tema della droga. Tornarvi due anni più tardi con un'altra canzone di contenuti sociali significava la conferma di una determinata immagine che Jannacci promuoveva sì da molto tempo, ma che poteva risultare particolarmente efficace nei confronti di chi per motivi d'età non aveva potuto coglierne i successi dagli anni Sessanta fino all'inizio degli anni Ottanta. "La fotografia", ad ogni modo, non era l'unica canzone impegnata del Festival di Sanremo 1991, che si svolgeva in piena Guerra del Golfo in un clima di angoscia e di preoccupazione: tra i temi proposti dagli altri Big c'erano anche la droga (Marco Masini, "Perché lo fai"), l'emarginazione degli anziani (Renato Zero, "Spalle al muro"), la solidarietà universale (Umberto Tozzi, "Gli altri siamo noi") e lo stesso Paolo Vallesi esordiva tra le Nuove Proposte con un pezzo particolarmente malinconico, "Le persone inutili", dedicato ai soggetti "al margine". Proporre un brano che affrontasse in maniera diretta il dramma della mafia non comportava di conseguenza particolari "anomalie" che non fossero la scelta dello stile e della forma con cui veicolarlo. "A Sanremo vi colpirò" - Che la "La fotografia" fosse una canzone destinata a creare perlomeno delle intensità fu abbastanza intuibile già alcuni giorni prima del Festival, quando la tradizionale pubblicazione dei testi su "TV Sorrisi e Canzoni" fece comprendere che la chiave scelta da Jannacci era il fatto di cronaca nera con un bambino di tredici anni per protagonista. Negli anni più recenti, dal 1985 in poi, i bambini morti in delitti di mafia erano stati almeno una decina, tra cui due gemelli di sei anni uccisi a Trapani assieme alla loro madre il 2 aprile dell'85 e un bambino di undici anni, Claudio Domino, che nell'ottobre del 1986, a Palermo, era stato freddato con un colpo di pistola perché sospettato di aver assistito "a qualcosa che non doveva vedere". Sempre più di frequente, inoltre, i le cronache riportavano storie di piccoli e di adolescenti che partecipavano in prima persona alle vicende delle cosche: baby spacciatori a soli quattordici anni, giovanissimi corrieri, ragazzini in età da scuola dell'obbligo abituati a partecipare a sparatorie nonché a vicende di contrabbando e di ricettazione. "Sono una persona anziana, ormai - aveva commentato Jannacci, che in realtà nel 1991 non aveva che cinquantasei anni* - e vado a cantare su un palcoscenico abbastanza grosso dove mi sentiranno anche i giovani. Perciò tutti si aspettano che dica qualcosa di importante". "Sul palco dell'Ariston avrà probabilmente il sapore di un salutare schiaffo - commentò Gino Castaldo qualche giorno dopo, mercoledì 27 febbraio, a poche ore dall'inizio della gara** - Potrebbe risultare l'equivalente di quei graffi scomodi che un tempo i cantautori di rango portavano qui, all'epoca dei massimi trionfi del Festival". Jannacci si esibì sul palco dell'Ariston quella stessa sera e poi il sabato successivo per la finale. Ute Lempter, che lo affiancava come ospite straniera, cantò il venerdì e il sabato. "A Sanremo è tornata l'orchestra e sono tornati i cantanti stranieri - esordì la conduttrice Edwige Fenech presentando Jannacci al pubblico la sera della finale - Enzo, cosa pensi che ancora manchi al Festival?" "Qualcuno - rispose lui - che dicesse cose con più senso".
"Tutto il resto è facce false della pubbliciteria" - "C'è stato un momento, ieri sera, in cui la commozione ha vinto su tutto: Enzo Jannacci interpretava "La fotografia" con quella sua tipica partecipazione trattenuta e improvvisamente sembrava di essere proprio altrove"***. L'emozione che vibrava dalle parole di Maria Pia Fusco, inviata di "Repubblica", naturalmente, era ampiamente condivisa: "La fotografia" non aveva tradito le aspettative dei giorni precedenti la rassegna e Jannacci poteva dirsi orgoglioso di aver regalato all'edizione numero 41 del Festival una delle canzoni più riuscite e più intense in gara. Composta interamente dal cantautore e arrangiata e diretta sul palco da Celso Valli, "La fotografia" era un pezzo di impianto melodico piuttosto tradizionale allo stile di Jannacci: una parte introduttiva parlata, due strofe slow in FA maggiore, un ritornello drammatizzato da un'interpretazione tiratissima, un'altra strofa, di nuovo il ritornello. Un forte impianto narrativo, il punto di vista autobiografico del padre del ragazzo ucciso: dall'altro lato, il maresciallo dei carabinieri intervenuto sul posto, a cui il protagonista si rivolgeva nella sua lunga requisitoria non priva di sensi di colpa. Un'impostazione cinematografica consentiva di spostare fin dal principio il punto di osservazione sul luogo del dramma, reso ancor più desolante dall'esaurimento del chiasso che lo aveva accompagnato: su quello scenario il padre della vittima si poneva a fissare "quel segno del gesso di quel corpo che han portato via", sperando che la pioggia che nel frattempo aveva cominciato a scendere non lo cancellasse. Nella riflessione successiva intervenivano temi diversi: al maresciallo che diceva a chiunque si avvicinasse che "non c'è più niente da vedere", il padre rispondeva indirettamente che mostrare quel dramma poteva essere l'occasione, invece, per spiegare molto, "perché la gente sai magari fa anche finta / però le cose è meglio fargliele sapere". E così, nel cuore di quel paese "dove i fiori han paura e il sole è avvicinato", il figlio aveva affrontato il proprio destino di baby-gangster con consapevolezza, fino alle estreme conseguenze. Il padre, però, non poteva porre in disparte l'eventualità delle responsabilità personali: "era il mio di figlio - diceva nella terza strofa - e forse è tutta colpa mia / perché come in certi malgoverni / se in famiglia il padre ruba anche il figlio a un certo punto vola via". Sentimenti universali e coscienza civile tornavano dunque a convergere, in un canale di comunicazione che non poteva che spiazzare il pubblico lontano da queste realtà. Nella sua esperienza, Jannacci sapeva poi di non poter trascurare gli elementi di maggiore affettività quotidiana e di non poter non veicolare un avvenimento tanto drammatico sul filtro della tenerezza: a questo concorreva perlopiù lo sguardo fisso sulla "fotografia" ("io son quello col vino, lui è quello senza motorino"), che imponeva fin dal primissimo verso un coinvolgimento diretto dell'ascoltatore, prima ancora che questi potesse identificarsi (in un probabile sdoppiamento) con il maresciallo. Un accorgimento che - peraltro - evitava la tipica canzone sanremese "ad effetto", rendendo la vicenda esplicita fin dall'inizio del pezzo. La reiterazione finale del titolo, quasi ossessiva, puntava in maniera risolutiva e definitiva l'attenzione dell'ascoltatore sulla "fotografia" e sulla sua immagine di intimità, rispetto alla quale, a quel punto, "tutto il resto" appariva sporco, squallido, privo di senso. Nell'incisione discografica Celso Valli suonò anche pianoforte e tastiere; le chitarre spettarono a Paolo Gianolio e Luca Bignardi si occupò della programmazione delle tastiere e dei computer.
Il titolo conteso - "Guarda la fotografia", del resto, era il titolo originario con cui il brano era stato presentato all'organizzazione del Festival ed era lo stesso con cui poi sarebbe comparso sul mercato, nel maggio successivo, il relativo compact disc. Un titolo che però Adriano Aragozzini, che quel festival lo organizzava, aveva ritenuto troppo lungo, portandolo così a quello con cui la canzone sarebbe stata effettivamente presentata al pubblico. Questo però non era l'unico dettaglio che nei giorni precedenti al Festival aveva causato momenti di dissenso tra Enzo Jannacci e la sua casa discografica, la DDD, e l'organizzazione della kermesse: l'abbinamento con Ute Lemper come ospite straniera era stato deciso solamente dopo che alcune delle proposte avanzate dal cantautore - Tom Waits, Gilbert Becaud, Van Morrison o Pete Seeger - si erano mostrate impraticabili. Per converso, le soluzioni avanzate da Aragozzini (Barry White, Leo Sayer o addirittura Samantha Fox) erano palesemente in disaccordo con la figura di Jannacci e il tenore della canzone. L'accordo sulla Lemper era quindi giunto solamente a poche ore dall'inizio della rassegna. In ogni caso, non si trattò affatto di un'associazione di fortuna: la teatralità della Lemper, che interpretò il pezzo in inglese traducendolo lei stessa e discostandosi di pochissimo dall'originale, ebbe buona ragione delle esigenze di drammaticità che imponeva quella che adesso era diventata "The Photograph". Questa versione del brano sarebbe successivamente comparsa anche nell'album "Guarda la fotografia". Come era facile aspettarsi, Jannacci e la Lemper vinsero il premio della critica, mentre non fu possibile conoscere la postazione di classifica, che uniformava al quarto posto tutti i concorrenti esclusi dalle prime tre piazze. I voti, in ogni caso, erano assegnati attraverso un campione di ascoltatori distribuiti nelle sedi RAI. Nessun riscontro commerciale di rilievo per il disco, che non entrò in classifica e uscì di catalogo relativamente presto, nonostante il fortissimo sostegno da parte dei critici: il che, con tutta probabilità, non dovette turbare più di tanto Jannacci, che fin dal primo momento aveva escluso dal suo progetto qualsiasi velleità di facile guadagno. La canzone, in ogni caso, sarebbe stata riproposta più volte: tre, in particolare, in rispettive antologie delle più significative canzoni di Jannacci, una ufficiale ("The Best 2006", edita da Ala Bianca, l'etichetta più recente del cantautore), e due non ufficiali, "Quelli che..." e "Le più belle di Enzo Jannacci", rispettivamente a cura della RCA e della Sony BMG. Il pezzo è stato inoltre riproposto all'interno delle compilation "Cantautori a Sanremo", edita dalla Cinevox, e "Canzoni d'autore", pubblicata da Mercury.
(Melisanda Massei Autunnali)
*Enzo Jannacci in Giacomo Pellicciotti, "Jannacci: A Sanremo vi colpirò", "La Repubblica," 23 febbraio 1991.
**Gino Castaldo, "Due gocce di kitsch in un cocktail d'amore", "La Repubblica", 27 febbraio 1991.
***Maria Pia Fusco, "Oltre alle gambe c'è di più...", "La Repubblica", 28 febbraio 1991. |