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"DON GIOVANNI" (Lucio Battisti, "Don Giovanni", Numero Uno, 1986)

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Attesa, accolta con stupore, guardata con sospetto, ma, comunque sia, assai discussa, "Don Giovanni" è una delle otto canzoni che fanno parte del primo - omonimo - album realizzato da Lucio Battisti con la collaborazione ai testi di Pasquale Panella e pubblicato nell'aprile del 1986. Dei cinque dischi che avrebbero scandito questo sodalizio, "Don Giovanni" è senz'altro il più venduto: non perché contenga caratteristiche di immediatezza o accessibilità superiori rispetto ai successivi, ma piuttosto per la curiosità che necessariamente doveva scaturire dal ritorno del musicista reatino sulla scena discografica dopo quattro anni di assenza. La maggior parte delle copie, non a caso, vennero vendute nelle primissime settimane di uscita: alla fine dell'anno, comunque, il disco risultò il terzo più venduto in Italia alle spalle di "True Blue" di Madonna e di "Venditti e segreti" di Antonello Venditti.

Il contesto - Già nel 1986 l'assenza "fisica" di Lucio Battisti dall'ambiente pubblico della musica italiana non poteva certamente essere considerata una novità: le ultime apparizioni televisive o radiofoniche del cantautore in Italia risalivano al 1972, rispettivamente a "Teatro 10" insieme a Mina il 23 aprile e il 12 dicembre a "Supersonic", mentre l'ultima intervista rilasciata a un periodico del nostro paese era stata pubblicata da "TV Sorrisi e Canzoni" nel dicembre del 1978. Alcun mesi dopo, il 18 maggio 1978, Battisti aveva parlato per l'ultima volta ai microfoni di una radio intervenendo sulla Rete 1 della Radio Svizzera Italiana: sempre in Svizzera si era apparso per l'ultima volta in televisione partecipando in luglio al programma "Music & Gasle". In quell'occasione aveva interpretato "Amore mio di provincia", una delle canzoni comprese in "Una giornata uggiosa", l'album che aveva pubblicato nel precedente gennaio. Il suo disco successivo, "E già", uscì il 14 settembre 1982: data la rottura con Mogol, suo storico paroliere, i testi portavano la firma di Velezia, ovvero Grazia Veronesi, la moglie di Battisti. Sulla copertina, i piedi del cantante calzati da scarpe bianche e l'ombra delle sue gambe: gli ultimi cenni "autorizzati" della fisicità di Battisti prima di sparire completamente e di lasciare come unica traccia di presenza corporea la propria voce filtrata attraverso i dischi. Era chiaro che questo procedere corrispondesse a un progetto preciso che molto esulava dal carattere schivo o dalla necessità di difendere la propria privacy familiare (o da motivazioni di salute). Al di là di qualsiasi motivazione di ordine pratico o caratteriale, è evidente il fatto che, nella sua evoluzione artistica, Battisti cercasse in primo luogo la distruzione completa e irreversibile di tutto quello che fino a quel punto era stato, per se stesso, ma soprattutto per gli altri "Lucio Battisti", ovvero il cantante più popolare e di maggiore successo che fosse mai comparso sulla scena del nostro paese. Sparire dalla circolazione, negare la propria persona e la propria immagine erano solo i primi passi necessari all'attuazione di questo proposito: raggiunti questi obiettivi, non restava da giocare che un'ultima carta: quella, cioé, che avesse come tavolo da gioco la produzione artistica. Le immortali canzoni di Lucio Battisti.

"Sono Don Giovanni..." - Come il precedente "E già", anche l'album "Don Giovanni" porta la produzione di Greg Walsh, che già era stato tecnico del suono per "Una donna per amico" e "Una giornata uggiosa": gli arrangiamenti, invece, sono di Robin Smith, tastierista inglese che era stato lo stesso Walsh a contattare nel momento in cui Battisti gli aveva resa chiara la propria intenzione di approfondire il lavoro sugli strumenti elettronici introdotto nei lavori precedenti. Questi elementi evidenziano dunque una traccia di continuità tra l'operato di Battisti "prima e dopo" lo shock che intervenne nel pubblico al primo ascolto di "Don Giovanni": certo, una profonda evoluzione segnava il distacco tra questo genere di produzioni e le prime canzoni di successo del cantante, ma si trattava comunque di un percorso a cui il pubblico era stato introdotto con costante gradualità e che trovava in ogni caso una "contropartita di stabilità" nei testi scritti da Mogol, ai quali gli ascoltatori erano non poco legati. Perché - dunque - il "terremoto"? La risposta, chiaramente, è nella nebbia di ermetismo in cui sembrano essere avvolte le liriche di Pasquale Panella: versi sui quali è stato detto molto a partire da allora e di cui l'esegesi, ammesso che si rendesse necessaria, non sempre è stata praticabile fino all'ottenimento di un risultato. "In effetti - ha dichiarato successivamente Greg Walsh in un'intervista rilasciata a Luciano Ceri* - erano testi dove magari per spiegare una canzone ci voleva un giorno intero (...) Era molto più facile dire che Battisti era fuori di testa o che cantava cose che non avevano senso, piuttosto che di cercare di capire quello che dicevano". "Ecco il brillio artificiale, nel suo piccolo, di un blocco di otto canzoni esplicitamente apocalittiche - commenterà a posteriori Edmondo Berselli** - che fanno scattare una meccanica catastrofe degli equivoci, delle ambiguità lessicali, delle allitterazioni insolenti e talvolta anche il brivido di lieve raccapriccio che si può avvertire quando dalle parole emana lo shining dell'insurrezione delle cose". "Don Giovanni", da questo punto di vista, è uno degli esempi semplificativi: ma al tempo stesso, una riprova di come dietro a un'innegabile complessità si celasse in realtà non soltanto un intento evidente di frantumazione del passato, ma anche un solido filo logico.

"L'artista non sono io" - Programmaticamente slegata rispetto allo schema tradizionale di strofa e ritornello, "Don Giovanni" è composta innanzitutto da tre blocchi melodici: i primi due, identici, comprendono ciascuno sei versi, mentre il terzo, dopo cinque versi che ripetono la sequenza di note dei precedenti, si apre nel sesto ("e scrivi") a un'importante variazione, laddove i successivi quattro versi ("che non esisto quaggiù / che sono / l'inganno / sinceramente non tuo") si susseguono secondo uno "schema" di alternanza AbcA (dove "b" e "c" costituiscono riprese di cellule melodiche precedenti). Gli ultimi due versi ripetono i due versi iniziali delle parti precedenti. Il cuore emotivo della composizione verte attorno alla variazione di cui sopra, rispetto alle quali le due parti precedenti hanno il carattere di una descrizione introduttiva. Il tema è la rottura degli stereotipi, delle verità prefissate, delle abitudini, degli incasellamenti precostituiti: quelli logici, innanzitutto ("non penso quindi tu sei"), e quelli più strettamente biografici, in base ai quali Panella fa dire a Battisti che non è lui "l'artista" (cioé il termine che comunemente si usa per riferirsi a chi fa spettacolo), ma "il suo fumista", cioé uno che ripara gli impianti di riscaldamento a legno o a carbone, e quindi, fuor di metafora (e non senza provocazione), uno che fa qualcosa di completamente diverso rispetto all'arte, se vogliamo anche molto più concreto e meno aereo (in contrasto con l'accompagnamento, che invece ha un'impostazione orchestrale). In queste vesti è facile dunque riconoscersi come "Don Giovanni", ovvero come il seduttore, ma soprattutto il dissimulatore, colui il quale non è ha difficoltà di dichiarare il proprio amore (quello cioé assolutamente protagonista della produzione con Mogol), ma subito dopo negarlo etichettandolo come "strazio". Il terreno, a questo punto, è preparato: finalmente Battisti può permettersi di essere lapidario e dichiararci, non senza un accento sottile di risentimento, il suo proposito fondamentale, "mai più tornare nell'intronata routine del cantar leggero l'amore sul serio". Un atto d'accusa nei confronti di un ambiente e delle sue dinamiche? Un rifiuto di tutte le lacrime versate (e fatte versare) sui drammi della produzione con Mogol? La ripulsa verso il proprio, deflagrante, successo commerciale? Probabilmente ciascuna di queste cose e nessuna di esse per il desiderio primario di essere profondamente altro ed esprimere - attraverso il nuovo corso - un vero e proprio atto d'avanguardia. Più o meno direttamente dichiarato, ma comunque tale da non necessitare il riconoscimento pubblico, il successo, la padronanza della classifica: tant'è che l'invito (pronunciato con inquietante solennità) a scrivere "che non esisto quaggiù / che sono l'inganno / sinceramente non tuo" sembra quasi rivolto, in anticipo, alla critica, affinché si facesse mediatrice verso il pubblico della nuova identità di un Battisti irriconoscibile, nascosto, trasparente, incomprensibile. E insieme chiarissimo. Come mai, forse, prima di allora.

Il riconoscimento postumo - Il protrarsi della collaborazione con Pasquale Panella, se da un lato finì per raffreddare l'entusiasmo del pubblico, dall'altro provocò nel tempo un'attenzione sempre più rispettosa da parte della critica nei confronti di queste opere: pur nelle evidenti difficoltà di comprensione, divenne presto chiaro almeno l'intento da parte di Battisti di sfidare la consuetudine della canzone da classifica e - da buon iconoclasta - proporne forme completamente nuove e diverse. Ernesto Assante, nel 1997 (un anno prima della morte del cantante), sarà tra i primi a parlare di "Don Giovanni" (album) in termini di "capolavoro"***, accezione in cui molti si riconosceranno alla scomparsa del cantante, il 9 settembre 1998. In seguito, tuttavia, l'assoluta maggioranza degli omaggi e delle celebrazioni tenderà a concentrarsi sulla produzione più popolare e solo gli anni a venire riserveranno spazi anche significativi agli album composti da Battisti assieme a Panella: nel 2003, ad esempio, 14 delle 40 canzoni scritte dai due (compresa "Don Giovanni) verranno rivisitate voce e archi dal progetto "Sinceramente non tuo", ad opera del trio di vocalist milanese equiVoci e dalla Bengio Orchestra di Benevento e prodotto dal giornalista Franco Zanetti. Il concerto - a cui fece seguito un disco - esordì a Molteno (dove Battisti visse negli ultimi anni) il 6 settembre in occasione della quinta edizione della kermesse-ricordo "Un'avventura, le emozioni". Nel 2006, inoltre, è uscito "Il cofanetto", triplo compact disc antologico delle canzoni Battisti-Panella.

(Melisanda Massei Autunnali)

 

*Luciano Ceri, "Pensieri e parole", Tarab, Firenze 1996.

**Edmondo Berselli, "Canzoni. Storie dell'Italia leggera", Il Mulino, Bologna 1999.

***Ernesto Assante, "Battisti, la fantastica avventura", "La Repubblica, 5 agosto 1997.

 

 

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