home

canzoni

interviste

bibliografia

centri di studio

festival e iniziative

eventi

archivio

links

 

"DIETRO LA PORTA" (Cristiano De André, "Cristiano De André", WEA, 1993)

Condividi 

Una delle prove d'autore più significative degli ultimi vent'anni del Festival di Sanremo passa attraverso la voce e lo stile di Cristiano De André, ex figlio d'arte che proprio in questo contesto trova la sua prima grande occasione di affermazione personale. Il secondo posto nella categoria dei Big e il premio della critica all'edizione del 1993 (23-27 febbraio) sono tuttavia solamente un anticipo dell'importanza che il brano ebbe per quel festival (di cui fu il vincitore morale) e soprattutto della sua fortuna successiva: tuttora il tuttora il pezzo più rappresentativo del repertorio del suo interprete, "Dietro la porta" (presente nell'album "Cristiano De André", ristampa di "Canzoni con il naso lungo") è da tempo entrata di diritto nell'elenco dei classici più recenti di Sanremo e nel novero dei brani più eleganti e raffinati usciti dalla storia della kermesse.

Sorpresa al Festival - Eppure all'annuncio dei partecipanti (attorno al 20 di gennaio) niente lasciava sospettare che le cose si sarebbero evolute in questa direzione. Solamente pochi mesi prima il giovane De André (classe 1962) aveva pubblicato il suo terzo album da solista, che malgrado i ripetuti passaggi in radio del singolo omonimo (appunto "Canzoni con il naso lungo"), non era riuscito a configurare il cantante in un'ottica individuale che agli occhi del pubblico lo distinguesse dal celeberrimo padre. La sua partecipazione al Festival, di conseguenza, non appariva né più né meno che un tentativo che difficilmente avrebbe sortito conseguenze sensibili. Scarse, del resto, le osservazioni degli esperti al momento della tradizionale pubblicazione dei testi da parte di "TV Sorrisi e Canzoni": sul "Corriere della Sera" Giulio Nascimbeni notò come il titolo ricalcasse quello di un noto romanzo di Giorgio Bassani del 1964; su "Repubblica" Laura Putti osservò come alcuni versi del pezzo ("questo vivere appesi coi denti per una faccia migliore / questo vivere fuori dai tempi aspettando per ore") corrispondessero "quasi (a) uno stream of consciousness"*. Più complessa (e lungimirante) la riflessione di Mario Luzzatto Fegiz, che non rinunciò comunque al riferimento familiare: "Il figlio di Fabrizio De André - scrisse il critico** - presenta (...) un brano profondo e introspettivo più sulla canzone d'autore che sulla musica leggera. (...) Una delle poche canzoni che danno dignità al festival (lo voteremo al Premio della Critica)". L'apprezzamento per il brano e il suo interprete - pur con qualche tentennamento sul suo cognome - si fecero più convinti la sera del 25 febbraio, al momento della prima esecuzione del pezzo: ancora Fegiz definì De André "folgorante" e il suo brano "decisamente poco sanremese", mentre "intenso" fu l'aggettivo che dalle colonne della "Stampa" utilizzò Marinella Venegoni. "Un pianoforte che sospinge la melodia verso il cielo- commentò infine Cesare G. Romana su "Il Giornale"*** - un testo che è un percorso di un'esistenza (sogni, voglie, rabbie, anarchia, amore) racchiuso in tre minuti, un bilancio sereno e "fuori dai denti". Voto 9". In questo clima di generale soddisfazione e solidarietà artistica, nessuno, tuttavia, intuì quello che stava accadendo tra le giurie popolari a cui sarebbe spettato, la sera del sabato, di attribuire il verdetto. Il fatto che la canzone fosse riuscita a passare il primo turno qualificandosi per la finale era apparso piuttosto comprensibile: assolutamente impensabile era invece che l'insospettabile "figlio d'arte" si stesse gradualmente trasformando in un valido outsider, pericolosissimo soprattutto per chi era arrivato a Sanremo con la convinzione, se non della vittoria, almeno del podio. "Nella terna dei vincitori - scrisse nuovamente Fegiz**** - vedremmo volentieri anche Cristiano De André con la sua "Dietro la porta". Ma sappiamo di chiedere troppo". Quando però, verso l'una e mezzo della notte del sabato, sul palco calò un tabellone elettronico sul quale Pippo Baudo lesse la classifica dei quindici finalisti, le cose mutarono radicalmente: lo scetticismo si trasformò all'improvviso in stupore e al vago apprezzamento si sostituì un entusiasmo profondo. "Chi l'avrebbe mai detto" recitarono in coro i giornali (e non solo) al mattino successivo: arrivato a Sanremo come un innocuo semi-emergente, Cristiano De André si era classificato addirittura secondo. Esiguo, per di più, era lo scarto di voti che lo separava dal vincitore Enrico Ruggeri (col brano "Mistero"): 56 per l'esattezza, ovvero 7019 totali a fronte dei 7077 del cantautore milanese. Al terzo posto, Grazia Di Michele e Rossana Casale ("Gli amori diversi"), voti 6892. Tra le "vittime", Amedeo Minghi e Renato Zero, senza contare la contestatissima Milva, già eliminata la sera del giovedì. Al giovane De André, come però era nelle previsioni, spettò anche il Premio della Critica. Un verdetto "meraviglioso", scrissero i giornali, annuncio di una svolta di qualità per una gara che davvero avrebbe potuto uscirne rinnovata. Certo, già in passato era capitato che Sanremo si concludesse con un podio importante, destinato a non ripetersi l'anno successivo: nulla, tuttavia, permetteva di anticipare che le cose sarebbero andate nuovamente in questo modo, a costo di riformulare secondo altre caratteristiche la gara fino a snaturarne l'identità. Tutto, insomma, affinché il 1993 non perdesse alla prima occasione la sua irrevocabile qualità di spartiacque del più famoso concorso canoro italiano.

"...questo gran consumarsi di mani / giocando carte migliori..." - Felice e frastornato, Cristiano De André affrontò con emozionata timidezza l'improvvisa esplosione attorno alla sua canzone e - finalmente - alla sua identità di interprete. Dopo oltre dieci anni dalla sua prima affermazione pubblica (nel gruppo dei Tempi Duri) poteva contare su una propria riconoscibilità e su una stima autentica, che per la prima volta poneva le basi su qualcosa che, tra le tante, il giovane De André aveva costruito per conto proprio. "Dietro la porta", in ogni caso, era nata, come molte delle sue realizzazioni precedenti, da un lavoro di cooperazione: parte della musica e il testo erano infatti opera di Daniele Fossati, che al di là del fatto di non avere alcuna parentela con Ivano, avrebbe cercato l'anno successivo di imporsi come cantautore nella categoria Giovani del Festival. La produzione del pezzo era invece di Lucio "Violino" Fabbri e di Vittorio Cosma, che ne suonò anche l'importante parte di pianoforte. L'impostazione pianistica allontanava decisamente Cristiano De André da quello che era stato il suo precedente repertorio, influenzato in primissima istanza dai Dire Straits e dalle tendenze - spesso rock - amplificate e dirette da produttori come Mauro Pagani o Massimo Bubola: il che non significava necessariamente l'apertura di un corso nuovo nel suo stile, quanto piuttosto la presa di coscienza di una versatilità di cui avrebbe potuto, inevitabilmente, far vanto. Il pianoforte, e assieme a lui gli archi, era assolutamente funzionale all'emotività di un testo importante, che affidava alle strofe le riflessioni più introspettive, per poi aprirsi nel ritornello alla speranza e fiducia nel futuro. Il grande fascino dei versi, tuttavia, risiedeva soprattutto nell'originalità e nella intrinseca bellezza delle immagini: del "tappeto di tutte le stelle del cielo" con cui si sintetizzava la rivendicazione del privato e dell'intimità familiare, e di "questo stare leggeri e presenti / cantando fuori dal coro" con cui si cercava di esprimere il desiderio di guardare fuori conservando se stessi e la propria anima. Il messaggio fondamentale della canzone, non a caso, era proprio quello di custodire le cose più preziose della propria personalità e quotidianità senza però necessariamente isolarle rispetto al mondo al di fuori delle proprie mura: e dunque lasciare che da fuori provenissero cose nuove e attenderle con il piacere e la curiosità di scoprirle, al tempo stesso senza confondersi con la voce vuota della massa.

Un "padre d'arte" - Ancora non era calato il sipario sulla serata finale del festival che già il telefono di Fabrizio De André aveva cominciato a squillare per la raccolta di commenti a caldo. "Sono felice di avere un nuovo collega - disse il cantautore genovese, che improvvisamente si ritrovava "padre d'arte" di un figlio ora artisticamente autonomo - Questa è la più grande soddisfazione che Cristiano mi regala dall'età di undici anni, quando tutto da solo, su un canotto, tirò su un dentice da undici chili. Se lo merita, perché ha insistito. (...) Ritengo che (...) oltre a essere un ottimo interprete, abbia anche delle qualità di autore ancora tutte da scoprire"*****. In quello stesso periodo Fabrizio De André stava attraversando numerose città italiane per la prima parte del suo tour "1993 Fabrizio De André in Teatro". Alcuni giorni di sospensione erano coincisi proprio con lo svolgimento del festival di Sanremo: subito dopo i concerti ricominciarono, partendo da Perugia il 03 marzo. Per ogni data che seguì Fabrizio non tralasciò mai di esprimere dal palco la propria soddisfazione per "un giovane che a Sanremo si era fatto onore": quando però il 12 lo spettacolo si spostò a Roma, al Teatro Olimpico, padre e figlio non poterono trattenere di incontrarsi sul palco e - dopo essersi abbracciati calorosamente - esibirsi assieme ne "Il pescatore". Cristiano De André condusse con successo la propria tournée personale: in estate prese parte al Festivalbar e ad altre serate e manifestazioni importanti, permettendo così alle canzoni del suo album di tornare alla luce dalla scarsa attenzione che avevano ricevuto un anno prima. Quasi subito, tuttavia, il giovane cantante iniziò a parlare di un nuovo album in preparazione che avrebbe voluto far uscire l'anno successivo, magari in contemporanea a una nuova partecipazione al Festival, che però non si verificò: "Sul confine" uscì nel 1995 e a Cristiano non riuscì a tornare a Sanremo fino al 2003, anno in cui si presentò con "Un giorno nuovo". Contemporaneamente dette alle stampe la sua prima, omonima, raccolta, dove tra le nuove versioni dei suoi brani più interessanti, trovò posto naturalmente anche "Dietro la porta", eseguita “live in studio” davanti a un pubblico di colleghi, addetti ai lavori e semplici appassionati.

(Melisanda Massei Autunnali)

* Laura Putti, "Che parole, signora Milva", "La Repubblica", 23 febbraio 1993.

**Mario Luzzatto Fegiz, "Quanti amori e dolori nella città dei fiori", "Corriere della Sera", 22 febbraio 1993.

***Cesare G. Romana, "Minghi alla melassa, un Bazar ringiovanito", "Il Giornale", 26 febbraio 1993.

****Mario Luzzatto Fegiz, "Sanremo, perde tris d'assi: Salvi-Vandelli-Gagliardi", "Corriere della Sera", 27 febbraio 1993.

*****Fabrizio De André, "La critica premia Cristiano De André. Papà Fabrizio: Sono felice, collega", "Corriere della Sera", 28 febbraio 1993.

 

 

La Canzone Italiana
LA CANZONE ITALIANA è un sito nato nel 2004 allo scopo di raccogliere materiali, notizie e testimonianze inerenti la musica italiana e la sua storia. Nel tempo si è modificato più volte, fino a raggiungere l'attuale versione definitiva, che si propone anche come un punto di riferimento per informazioni di ricerca e sulle sedi, virtuali e non, di possibile consultazione in Italia.

Chi siamo
Tutti i contenuti del sito lacanzoneitaliana.it sono stati realizzati da Melisanda Massei Autunnali (Piombino, 1978). Storica e ricercatrice della canzone italiana, con Coniglio Editore ha pubblicato "Chiedi chi sono gli Stadio" (2006), "Gianna Nannini- Discografia illustrata" (2007), "Claudio Baglioni - Discografia illustrata" (con Manlio Fierro e Raffaele Pirretto, 2008) e "Lucio Dalla - Discografia illustrata (2010). Per Donzelli ha pubblicato "Caruso. Lucio Dalla, Sorrento. Il rock e i tenori" (2011). Ha partecipato al "Dizionario completo della canzone italiana" di Dario Salvatori (Rizzoli, 2006) e a "Il grande dizionario della canzone italiana" di Enrico Deregibus (Giunti, 2006). Collabora con la Discoteca di Stato (Ministero dei Beni Culturali), con il quotidiano "Il Tirreno" e la rivista "Musica Leggera". Fa parte della giuria del Premio Tenco.

Contatti
info@lacanzoneitaliana.it
 

La Canzone Italiana è un portale no profit nato nel 2004 e interamente gestito e organizzato nei suoi contenuti da Melisanda Massei Autunnali. Ogni contenuto può essere riprodotto solamente previa citazione della fonte www.lacanzoneitaliana.it o del nome dell'autrice e in ogni caso solo per finalità di uso personale, ricerca e studio e non per fini commerciali. Foto o testi coperti da diritti d'autore sono riprodotti solamente per finalità informativa in base alla legge n° 633 del 22 aprile 1941. Per ulteriori informazioni contattare info@lacanzoneitaliana.it