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"DIAMANTE" (Zucchero, "Oro, incenso & birra", Polydor, 1989)

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Come in un lampo, ecco passare vent'anni, e a guardare le cose adesso, appare strano che ci sia stato un periodo, molto vicino alla sua nascita, in cui "Diamante" non era ancora il classico per eccellenza della produzione di Zucchero, né la canzone ultrafamosa che oggi tutti conoscono e amano. Troppo malinconica, delicata, sensibile per poter reggere al primo impatto il confronto con lo stile dirompente con cui Fornaciari, meno di due anni prima, grazie a "Blue's, aveva conquistato il mondo e con cui ora, alla vigilia dell'estate 1989, si preparava a bissare il successo con "Oro, incenso & birra", l'album che avrebbe venduto solamente in Italia quasi due milioni di copie (record tuttora insuperato). "Diamante" è la canzone che chiude il disco appena prima di "Libera l'amore", semi-strumentale orchestrato da Ennio Morricone con la sovrapposizione della chitarra visionaria di Corrado Rustici, il produttore dell'album. La sequenza precedente include, tra le altre, "Overdose (d'amore)", "Diavolo in me", "Madre dolcissima", ovvero alcuni dei pezzi in assoluto più sofferti e rabbiosi di tutto il repertorio di Zucchero. Il periodo, del resto, non era stato dei migliori: alla crisi privata si era aggiunta la scomparsa di Franco Fanigliulo, che del bluesman era un amico, e a Fornaciari era apparso naturale sfogare la propria inquietudine in una serie di canzoni - rock, blues, r'b', soul - dalle tinte quanto meno graffianti. 

Adelmo & Francesco - Quando poi a tutto questo si era accostato il ricordo intimo e struggente della nonna, Zucchero aveva però desistito. In quegli stessi giorni aveva conosciuto finalmente di persona Francesco De Gregori, che usciva dalle stanze dello Studio Umbi di Modena con "Miramare 19.4.89" proprio mentre Zucchero vi entrava per le registrazioni di "Oro incenso & birra". La stima, da tempo, era reciproca, così come il proposito di scrivere una canzone insieme. "Quale argomento vuoi che tratti?" gli aveva chiesto a quel punto De Gregori. "Gli ho chiesto un testo per questa canzone dedicata a mia nonna - racconterà nei mesi successivi Zucchero a "Repubblica" - Non mi sentivo di scriverlo io perché temevo di essere troppo coinvolto, e di fare una cosa sdolcinata. Volevo un quadro a colori pastello, la trasparenza, la serenità, la pulizia dei testi di De Gregori, anche per chiudere il disco con un accenno di speranza, dopo tanti pezzi così tribolati".

L'odore dei granai - Magica, sublime e al tempo stesso maestosa, "Diamante" (che richiama il nome di battesimo della nonna di Zucchero) associa all'atmosfera rurale in cui si pone un forte senso di rinascita e di attesa ("pioggia sarò / e pioggia tu sarai / i miei occhi si chiariranno / e fioriranno i nevai"). L'ambientazione è l'immediato dopoguerra ("dall'alto di un cielo, Diamante / i nostri occhi vedranno / passare insieme soldati e spose"), a cui  si legano immagini  vivide e delicate: a sorreggerle, un delicato tappeto di percussioni (Rosario Jermano) e suoni elettronici che costituiscono, almeno in parte, l'eccellenza del percorso di ricerca che Zucchero aveva iniziato in campo sonoro alcuni anni prima, soprattutto dopo l'inizio della sua collaborazione con Rustici.  Una sorta di contraltare rispetto al cammino battuto sulla via dei generi propriamente black: già sperimentato parzialmente in altre canzoni, seppure mai a questi livelli, ma con la consapevolezza di un equilibrio di stili in grado di aprire un ventaglio di forti  potenzialità espressive, in ogni direzione e comunque sotto il segno dell'indagine sonora. L'apice della sintesi tra moderno e tradizione trova posto non a caso nella capacità di richiamarsi ai valori universali e antichi della terra e del ciclo della vita attraverso mezzi attinti alla più avanzata avanguardia strumentistica, e forse è proprio per questo che "Diamante" sembra non risentire del passare degli anni e ha potuto prestarsi a vari riutilizzi (compresi quello pubblicitario)  anche parecchio tempo dopo la sua pubblicazione. Da quel momento in poi, esauriti i fasti di pezzi più aggressivi e orecchiabili, ha avuto inizio la sua fortuna, che, come il suo valore, si basa in parte anche sul fatto di essere una canzone dalla struttura non particolarmente complessa, ma raffinata, che fa uso di giochi interessanti come la variazione dei contenuti tra i due ritornelli (e la ripetizione del secondo dopo un affascinante bridge esclusivamente strumentale) e, soprattutto, che crea un senso di attesa, quasi nascondendo tra le righe il titolo. Niente, insomma, che sia concesso (e tantomeno il tessuto lessicale) all'immediatezza del pezzo studiato appositamente per il passaggio radiofonico, quasi per usare un eufemismo, fattore di cui peraltro "Diamante" continua tuttora, a distanza di anni, a beneficiare con una certa frequenza. All'epoca ne venne girato anche un videoclip, con immagini che, come il brano, ricalcavano l'infanzia contadina del cantante, i suoi ricordi personali e vicende forse effettivamente vissute o ascoltate raccontare nelle "sere d'estate" di cui avrebbe fatto menzione in un'altra fantastica canzone. Al fianco Zucchero nei panni della nonna, bellissima e ancora sconosciuta, l'attrice Maria Grazia Cucinotta.

Per colpa di chi? - Lo straordinario successo conseguito dall'album "Oro, incenso & birra" rende effettivamente ambigua l'eventualità che a spingere una corsa così devastante sul mercato sia stata proprio "Diamante" piuttosto che un'altra qualsiasi delle nove canzoni che facevano parte dell'LP. Quel che però è sicuro è che "Diamante" si guadagnò in tempi relativamente stretti una posizione di preminenza all'interno di quella tracklist, tanto al punto che lo stesso Zucchero non si tirò indietro rispetto alla proposta di farne un singolo specifico da lanciare nelle radio per proseguire la campagna promozionale dell'album. A quel punto non restava che il passo estero: nel 1990 uscì finalmente "Zucchero sings his hits in english", compact disc destinato al mercato straniero in cui l'artista, per l'appunto, reincideva in lingua inglese le sue canzoni più famose: composta da dodici canzoni, il disco era aperto proprio da "Diamante". L'anno successivo, il 1991, fu la volta della versione dal vivo incisa in "Live at the Kremlin", la testimonianza del concerto che Zucchero aveva tenuto a Mosca come primo artista occidentale autorizzato a esibirsi direttamente sulla piazza Rossa. Il mondo iniziava a conoscere Zucchero e "Diamante" assumeva sempre di più l'immagine di un biglietto da visita vincente. Nel 1994, quando il bluesman pubblicò la sua prima raccolta di successi in lingua spagnola, il titolo era esattamente lo stesso della canzone che, se non altro, almeno sul piano artistico, fino a quel momento gli aveva dato maggiori soddisfazioni. A partire da quel momento in poi, "Diamante" non sarebbe mancata più in nessuna delle raccolte o dei live incisi da Zucchero per l'Italia o per l'estero. Con in più la soddisfazione di qualche versione alternativa: quella di Mia Martini, per esempio, che avrebbe fatto in tempo a incidere il brano in "La musica che mi gira intorno", pubblicato nell'autunno del 1994, pochi mesi prima della propria tragica scomparsa. Dodici anni più tardi, nell'autunno del 2006, sarebbe finalmente arrivata l'attesissima versione di Francesco De Gregori, posta a sigillo della tripla raccolta "Tra il manifesto e lo specchio".

(Melisanda Massei Autunnali)

 

 

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