IL PIU' BRAVO DI TUTTI. VITA E ARTE DI LUCIO BATTISTI
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Il 9 settembre 1998, all'età di soli cinquantacinque anni, scompariva, a causa di una grave malattia, Lucio Battisti, uno dei cantautori italiani più amati degli ultimi quattro decenni e, in ogni caso, una delle figure centrali del rinnovamento subito dalla musica italiana a partire dalla metà degli anni Sessanta. La sua morte coinvolge e commuove milioni di italiani provocando un pathos affettivo inedito per il nostro paese, soprattutto per quanto riguarda un cantante di musica popolare; decine di colleghi si stringono attorno al suo ricordo, in molti lo celebrano in strada e nelle piazze, rieseguendo le sue canzoni più amate o dedicandogli – come Luca Carboni – omaggi affettuosi.
Lucio Battisti era nato a Poggio Bustone, in provincia di Rieti il 5 marzo 1943, un giorno dopo Lucio Dalla. Cresce a Roma, dove sviluppa un grande amore per la musica e comincia a suonare la chitarra: con i suoni e le composizioni ha un rapporto maniacale, studia moltissimo, dedica ore intere ad approfondimenti e nuove esperienze; frattanto fa il suo esordio pubblico, nel 1964, nel gruppo dei Campioni: poi la talent scout francese Christine Leroux lo presenta a Mogol, con cui Battisti comincia dopo qualche tempo a scrivere canzoni, prima per altri interpreti (i Dik Dik, l'Equipe 84), e poi per sé: l'esordio è con "Per una lira", a cui fanno seguito "Luisa Rossi", "Balla Linda" e "Un'avventura", che lo porta per la prima volta sul palco dell'Ariston di Sanremo, nel 1969. Gli anni Settanta in Italia sono gli anni della coppia Lucio Battisti – Mogol, che scrive una lunghissima serie di canzoni destinate a entrare rapidamente nell'immaginario collettivo, oltre che a dominare le classifiche dell'intero decennio.
Ma Lucio Battisti non è solo successo, popolarità e riconoscimenti commerciali, ma soprattutto una pagina fondamentale del nostro pop che dalla melodia vira verso nuove sonorità black mutuate dalla sensibilità americana, che l'artista recupera e reinterpreta a modo proprio donando al nostro paese un prodotto assolutamente dissimile e innovativo rispetto a quanto ascoltato fino a quel momento: "Eppur mi sono scordato di te", "Confusione", "Il nostro caro angelo" e "La collina dei ciliegi" sono solamente alcune delle testimonianze più vive di questo caratteristico registro intrapreso dal cantautore romano, che dimostra attraverso varie esperienze di possedere una duttilità artistica non comune, incoraggiata da un metodo di lavoro determinato e infaticabile, la sua chiave di volta per risultati in crescita continua. Nel 1974 pubblica "Anima latina", che lo porta a sperimentare suoni più mediterranei, due anni più tardi, con "Ancora tu" (contenuta nell'album "Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera") vira verso la disco-music, sempre coadiuvato da Mogol, che gli regala testi ispirati principalmente all'amore e troppo poco – per l'impegno dominante all'epoca – concentrati sulla realtà sociale (il che varrà ai due una serie di accuse, un po' fuori luogo, dal mondo politico). Intanto, mentre alcune delle sue canzoni vengono incise anche in inglese all'estero e addirittura negli Stati Uniti, nel 1978 Battisti si sposta a Londra e incide "Una donna per amico": tra le hits, il brano che da il titolo al disco, "Perché no", "Nessun dolore" e "Prendila così". Il disco venderà 900.000 copie.
Subito dopo però, arriva il ritiro dalla scena pubblica: poco più tardi, anche il distacco da Mogol, con cui però, prima di chiudere il rapporto artistico, fa tempo a comporre "Una giornata uggiosa", un altro album di grandi consensi e successi, tra cui "Con il nastro rosa". Segue un periodo incerto, in cui Battisti collabora con la moglie Grazia Letizia Veronesi, scrive i testi per il suo nuovo album ("E già", 1982) firmandosi Velezia.
Poi l'artista incontra Pasquale Panella, poeta romano, con cui dà inizio a un nuovo sodalizio artistico, a livello popolare molto meno compreso di quello con Mogol, ma dai risultati altissimi che lasciano le strade del pop per intraprendere quelle della musica colta contemporanea, dei suoni d'avanguardia: la testimonianza palese del genio artistico di Battisti che non si ferma alle vie che lo hanno rese celebre, ma che segue il cammino della musica nella sua evoluzione, avvalendosi peraltro del contributo di un “paroliere” che ben conosce i percorsi dell'ermetismo e della poesia di rottura del Novecento. Nascono quattro album, "Don Giovanni", "L'apparenza", "La sposa occidentale", "Cosa succederà alla ragazza", fino all'ultimo, "Hegel", che smuove la comunità di studi linguistici italiana nella città universitaria tedesca di Tubinga (a cui è rivolta una delle canzoni dell'album), ma che determina anche la chiusura della collaborazione con Panella. Nonostante i consensi popolari vivi, ma comunque inferiori rispetto a quelli del periodo mogoliano, alcuni ritengono che il vero Battisti, quello che ha saputo dimostrare fino in fondo il proprio valore di musicista moderno, sia quello che ha composto i suoi brani assieme al poeta romano, sebbene la memoria popolare privilegi in assoluto tutta la parte della sua produzione precedente al 1982. Nel 2001 Ron ha scelto di omaggiare questa seconda linea interpretando "Le cose che pensano" nel proprio album "Cuori di vetro". "Hegel" è anche l'ultimo album di inediti realizzato da Lucio Battisti, che dopo la rottura con Panella continuerà a vivere nella sua casa di Molteno rifiutando qualsiasi apparizione pubblica e qualsiasi dichiarazione. La sua vita nell'ombra – minata da una grave malattia ai reni – si spezzerà la mattina del 9 settembre 1998, il giorno in cui tutta Italia si fermerà a parlare di lui, della sua storia e delle sue indimenticate canzoni.
(Melisanda Massei Autunnali) |